“Chi l'ha visto?”, riassunto dell'11/4/18: dall'ultimo saluto a Giada De Filippo alla morte di Nicola Marra

La puntata è iniziata alle 21.19 con grande disappunto di molti "chilhavisters".
La Sciarelli ha da subito dedicato spazio a Giada De Filippo, la ragazza 25enne che si è suicidata in una sede dell'università di Napoli "Federico II" a causa di bugie sulla laurea. Questa tragedia nell'ultimo periodo ha fatto molto scalpore e tanti media hanno cercato di esporre i particolari più "pruriginosi". Noi di DirittoeCronaca.it invece già la scorsa estate avevamo fatto cenno a questo fenomeno molto diffuso fra i giovani, un vero e proprio problema sociale di cui parlare e da risolvere, potete leggere il nostro articolo seguendo questo link.

Si è passati alla scomparsa di Alice Cuvato, la modella albisolese sparita martedì da casa, tuttavia l'emergenza è rientrata quest'oggi 12 aprile: stamattina il padre Ivan ha scritto su Facebook che la ragazza sta bene e che è in ospedale per accertamenti. Piccola nota di colore: la giovane a detta della mamma è un'ammiratrice di Federica Sciarelli.

Non molto da dire sul caso di Adua Della Porta: avevamo quasi anticipato il servizio della trasmissione con un articolo che potete leggere su questo link. La madre della donna ha voluto aggiungere questo: «Più di tutto mi è dispiaciuto che ha abbandonato sua figlia».

La puntata è stata perlopiù incentrata sulla morte di Nicola Marra, il ragazzo 21enne al 2° anno di giurisprudenza, morto dopo una serata trascorsa in una discoteca di Positano (SA) con due amiche. Si è parlato di una notte turbolenta nel locale, infatti sarebbero avvenute due risse prima e dopo la scomparsa del giovane fra le 2 e le 5 di notte. Ma andiamo ai fatti: Marco a un certo punto si sarebbe agitato e, in preda quasi a uno stato di disperazione, avrebbe manifestato la volontà di raggiungere la sua macchina. Secondo una testimone «era molto confuso perché aveva bevuto vari alcolici. [...] Correva, senza motivo, diceva di voler andare ad aprire l'auto, ma non aveva le chiavi. Abbiamo provato a fermarlo, ma avevamo i tacchi. Così l'abbiamo chiamato, ma aveva perso anche il cellulare».
Il percorso del ragazzo, che peraltro come si è detto ha portato con sé per sbaglio uno smartphone non suo e con lo schermo bloccato, non si è fermato alla vettura, ma è proseguito per un sentiero pericolosissimo.
Il cadavere dello studente è stato trovato in una località di collina chiamata "La Selva", precisamente in un vallone. Si tratta di una strada impervia e a gradini. Il corpo era a torso nudo (una camicia bianca è stata reperita lì vicino) e, secondo alcune fonti, senza scarpe.
Il padre ha dato una pessima immagine della discoteca: «Sembrava un campo di battaglia, con decine e decine di ragazzi che girovagavano semicoscienti, vestiti a malapena con camicie sudate e abiti leggeri, nel freddo della tarda notte e con chiazze di vomito dappertutto». L'uomo ha concluso in questo modo: «Non voglio che la morte di un ventenne passi così, invano. Nicola è un estratto a sorte di quella maledetta nottata e questo non può e non deve succedere».

Ancora una volta e con tanto di ricostruzione da docu-fiction si è discusso a lungo sul processo per la morte di Marco Vannini, anche perché il tempo stringe: il 18 aprile si andrà a sentenza. Noi di DirittoeCronaca.it abbiamo seguito molte udienze (e infatti vi invitiamo a leggere i nostri articoli riguardo quest'inquietante vicenda attraverso la funzione di ricerca del nostro sito che si trova in alto a destra) e nel giorno fatidico saremo presenti possibilmente con una live su Twitter e un articolo, inoltre in futuro ci piacerebbe pubblicare uno speciale sulla dinamica dei fatti.
Durante la puntata di "Chi l'ha visto?" la madre del ragazzo ha sostenuto che nella sera dello sparo Martina Ciontoli le avrebbe detto: «Marina, vedi come sono tranquilla? Non è successo niente, abbracciami». La mamma ha aggiunto: «Pensavo che Martina, visto che all'epoca diceva di essere innamorata di mio figlio, avrebbe detto la verità, ma mi ha ingannato. [...] Mio figlio per me era la linfa vitale e me l'hanno levata. L'hanno spogliato della dignità, hanno detto menzogne su di lui e su di noi».
Sempre Martina Ciontoli avrebbe notato l'ogiva nel corpo del fidanzato.
È stata fatta sentire un'intervista all'avvocato della difesa Miroli, che ha asserito: «La ferita appariva come bruciatura di sigaretta e non è stata considerata da arma da fuoco nemmeno da personale qualificato. [...] Dal processo emerge che il signor Ciontoli ha fatto un'evidente sottovalutazione. [...] Il signor Ciontoli non ha mai preso in considerazione l'evento morte».

Altre scomparse analizzate durante il programma da "Chi l'ha visto?" e da noi di DirittoeCronaca.it durante la nostra live su Twitter: Karl-Erivan Haub, Manuel Spagnuolo, Wen Lan Ye, Antonio Pascuzzo, Danilo Melani e Alfonso Di Agostino.
Quest'ultima ha colpito i telespettatori per la differenza di età fra l'uomo e la sua compagna, che ha detto: «Alfonso mi ha fatto tornare giovane, mi ha reso felice, andavamo sempre al mare insieme, eravamo come due ragazzi. [...] Lui aveva il vizio maledetto di bere, ma poi si è disintossicato. Era felice e contento». Secondo l'analisi delle celle telefoniche Alfonso o una persona col suo cellulare si aggirerebbe spesso in zona Termini a Roma.

In seguito è stato presentato il caso di Laura Iulie Coste, la commessa che lavorava a Rimini, di cui si sono perse le tracce dall'agosto scorso. La donna si sarebbe sentita minacciata da qualcuno e per questo avrebbe addirittura chiesto via lettera ai suoi genitori di non cercarla più, probabilmente verrà fatta una perizia calligrafica su tale missiva. Prima che facesse perdere le tracce, sua madre aveva trovato dei "lumini da cimitero" nella cassetta delle lettere.
«Le paure della ragazza denotano che si è trovata in situazioni non semplici. Potrebbe essere stata oggetto di minacce o qualcuno l'ha portata via», queste le parole dell'avvocato della famiglia Coste.

La puntata si è conclusa con la tragica vicenda di Samuele Pezzino, il ragazzo che ha perso la vita a causa di un sinistro stradale verificatosi nei pressi dell'ospedale di Catania "Vittorio Emanuele": un clochard avrebbe visto tutto e si sarebbe messo in contatto con la famiglia del giovane, per poi sparire. Il senzatetto, che forse aveva individuato il responsabile dell'incidente in un impiegato del Policlinico, si sarebbe dileguato dopo aver confidato agli inquirenti: «Un signore di piccola statura mi ha minacciato di botte».

Venerdì a malincuore non seguiremo "Quarto Grado" su Twitter né faremo il riassunto, ci dispiace per il disguido, tuttavia saremo attivi per seguire la sentenza del processo Vannini.
Un saluto a tutti da DirittoeCronaca.it!

Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con master in scienze forensi e fra pochi mesi in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.