La morte di Irene Lambusta: una tragica fatalità oppure...?

La storia che vogliamo raccontare è quella di Irene, una ragazza 30enne originaria di Agira (EN) morta nel 2015 dopo essere caduta dall'undicesimo piano del suo palazzo, sebbene abitasse al primo. Si tratta di un caso analizzato dai media per poco tempo che meriterebbe più attenzione perché troppi particolari non tornano, ma andiamo per ordine.
La giovane si è trasferita a Milano ai tempi dell'università quando aveva deciso di frequentare la IULM per laurearsi in comunicazione. È molto talentuosa e riesce a integrarsi perfettamente nel capoluogo lombardo: ha molti amici e in poco tempo fa carriera in una società di consulenza come addetta stampa.

UNA NOTTE APPARENTEMENTE TRANQUILLA - La tragica vicenda di Irene inizia venerdì 25 settembre 2015. La ragazza è ben voluta da tutti, qualcuno sostiene che sia "il cuore di ogni gruppo": nel suo appartamento sito in zona Navigli è solita organizzare cene per le persone a lei più care ed è ciò che succede proprio quella sera. Le ore scorrono in totale allegria, il tempo vola, si fa notte e i presenti decidono di visitare qualche locale.
Irene non beve molto, un familiare, citando i testimoni, dirà alla stampa: «Ci hanno riferito tutti che aveva bevuto solo del vino a cena e poco altro mentre era nei locali. Non era ubriaca».

LA TRAGEDIA INSPIEGABILE - Dopo le 3 del mattino la giovane divide un taxi con alcuni amici. Ben presto arriva il momento dei saluti, tutto sembra andare per il meglio, ma Irene verrà trovata morta poco tempo dopo.
Gli inquirenti raggiungono il posto, si cerca di spiegare qualcosa che sembra impossibile: la ragazza abitava al primo piano, ma è caduta dall'undicesimo. Vengono subito formulate le prime teorie: ketamina (o droghe dello stupro similari) versata da qualche malintenzionato in un bicchiere? Fuga da un tentativo di violenza sessuale? Stato alterato per via di un trauma di qualche genere? Per qualche ora si brancola nel buio, lo stesso buio da cui Irene sembra essere stata inghiottita durante quella cupa notte.

I PARTICOLARI INQUIETANTI - Il giornalista Gabriele Madala di "Mattino Cinque" in un servizio mandato in onda il 30 settembre 2015 mostra la dinamica dei fatti secondo gli inquirenti che durante le loro indagini non avevano trovato altre impronte all'infuori di quelle della 30enne.
La ragazza, non riuscendo ad aprire con la chiave una porta simile a questa che dava sul suo balcone, dapprima l'avrebbe scavalcata o aggirata lateralmente.

In un secondo momento, resasi conto che l'appartamento non era il suo, avrebbe provato a tornare indietro ma, nel farlo, sarebbe inciampata in questo vaso, cadendo inesorabilmente nel vuoto.

Rimangono tanti interrogativi, ad esempio: come ha fatto la giovane a non accorgersi della differenza di ambiente fra il primo piano e l'undicesimo? E soprattutto perché si trovava proprio lì e non vicino alla sua proprietà?
Ci sono anche delle incongruenze a dir poco incredibili: Irene viene accompagnata a casa alle 3.45, alle 4.36 una vicina chiama il 112 affermando di avere sentito un forte tonfo, ma l'ora della morte secondo i risultati scientifici risale alle 5.12, mentre per il personale dell'ambulanza la ragazza spira alle 5.20, inoltre una residente del condominio sostiene di avere udito dei rumori intorno alle 4 e di aver pensato a dei ladri, che sia stata proprio la vittima nel tentativo di tornare a casa? Insomma si tratta di un vero e proprio mistero.

IL PARERE DI MASSIMO PICOZZI - Intervistato da Federica Panicucci per la succitata trasmissione Mediaset, il criminologo Massimo Picozzi ha commentato la drammatica vicenda in questo modo, tralasciando volutamente la questione sull'autopsia e gli esami tossicologici su cui si era già ampiamente parlato: «Ci sono molte ombre. È facile sbagliarsi tra 1 e due volte 1, ma se guardiamo la tastiera di un ascensore l'1 e l'11 sono in due posizioni completamente diverse. Sicuramente faranno delle prove con dei manichini biomeccanici che simulano un corpo e la sua caduta per vedere se c'è compatibilità con una scivolata, ossia un incidente, oppure con una spinta. E poi nel caso, il peggiore possibile, di un omicidio, andranno ricercati dei segni di contatto con il presunto assassino». Riguardo gli orari: «I dati scientifici sull'ora della morte e del pronto soccorso non dicono che la donna è morta alle 5.12, constatano la morte alle 5.12». E infine: «L'unica cosa che in questo caso è sicuramente da escludere è l'ipotesi del suicidio perché non c'è un dato, negli amici e nella famiglia, che farebbe pensare a quella spiegazione. Le due ipotesi che rimangono in piedi sono l'incidente oppure l'intervento di terzi».
A distanza di un paio di mesi la ricostruzione degli inquirenti non è cambiata.

ADDIO, IRENE - Di Irene non è rimasto molto: le ultime notizie su di lei risalgono al periodo del dramma e il suo profilo Instagram, quello che usava per pubblicare un selfie dall'ufficio o anche solo una stella marina, è stato cancellato. Su Twitter il suo sorriso continua a brillare di un'allegria e una spensieratezza che quasi ispirano e forse ci suggeriscono che non tutto è stato detto su questo caso.

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Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con master in scienze forensi e fra pochi mesi in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.