La morte di Marco Boni: cos'è successo veramente?

LA SCOMPARSA - Sono passati 3 mesi da quel fatidico 5 marzo, il giorno in cui il cadavere di Marco Boni, il ragazzo a cui tutta Italia si era affezionata, è stato trovato sul fondo del lago di Garda.
Il giovane, spesso paragonato abbastanza impropriamente ad Harry Potter per via di una vaga somiglianza col personaggio dei libri della Rowling, scomparve da Riva del Garda (TN) il 16 febbraio. Fin da subito la polizia, le squadre del soccorso alpino e i vigili del fuoco si adoperarono per trovarlo, ma le ricerche risultarono infruttuose.
Il caso ebbe una risonanza mediatica notevole e le trasmissioni dedicate alla cronaca cominciarono a trattarlo con tanto di esperti in studio, tuttavia non ci furono novità per molto tempo.

IL PICCOLO GENIO? - Marco fu immediatamente presentato come "il piccolo genio", ma al di là del sensazionalismo giornalistico, osservando con attenzione i video diffusi dalle forze dell'ordine, si può notare un comportamento piuttosto comune fra i giovani forbiti della sua età, ancora troppo acerbi per essere veramente incisivi a livello dialettico: un linguaggio raffinato ma con la pronuncia sbagliata di "auspico", un discorso per metà letto e per metà recitato a memoria davanti alla classe guardando nel vuoto per concentrarsi meglio, il nominare la "Dieta di Vienna" probabilmente confondendosi con quella di Innsbruck, l'esagerazione della frase (rivelatasi poi profetica) «Sono disposto a ricorrere all'estremo sacrifizio, per amore vostro e dell'onore che attribuisco a questo ruolo», completamente fuori dal contesto del rappresentante di classe.

COS'È SUCCESSO VERAMENTE? - Il 16 febbraio Marco scomparve. Venne ripreso in piazza Garibaldi a Riva del Garda, in seguito imboccò la strada che porta al sentiero del Ponale, trovandola però chiusa per lavori. Qui incontrò un signore albanese con cui parlò per qualche secondo, i due dibatterono brevemente sulla chiusura del percorso dopodiché l'adulto tornò indietro, mentre il ragazzino scomparve dalla vista delle telecamere, erano le 15.11, alle 15.31 il cellulare dello studente si spense per sempre.
Si presume che Marco abbia imboccato una via simile a quella di sinistra che qui vediamo prima della ristrutturazione.

Oppure che sia passato sopra o sotto alle inferriate poste dagli operatori. Nel secondo caso, come si può vedere in questa foto, ci sarebbe stato lo spazio giusto per un individuo di corporatura esile.

UN SUICIDIO? - Il testimone ha riferito che il ragazzo sembrava "spaventato", ma, a parte un possibile fraintendimento nella traduzione dalla lingua albanese, c'è un piccolo particolare che farebbe scartare l'ipotesi del suicidio premeditato: l'asciugarsi il naso con un fazzoletto.

Ammettiamo che Marco abbia deciso di suicidarsi buttandosi nel lago: perché, poco prima di uccidersi, ha preso un fazzoletto e si è asciugato il naso se di lì a poco ci sarebbe stato l'impatto con l'acqua?
Un naso che cola dà fastidio, ma può essere tenuto facilmente a bada dal passaggio fugace di una mano come il giovane fa per ben quattro volte durante il secondo video mostrato dagli inquirenti.

Una persona che si vuole suicidare gettandosi in un lago d'inverno normalmente non fa molto caso all'etichetta né vuole preservare gli indumenti e le sue mani.
Marco era un amante della Grande Guerra e della storia, quella è una zona piena di chiesette medievali e trincee, possibile che lo studente abbia voluto approfondire le sue conoscenze con una gita improvvisata finita poi male?
In TV non hanno fatto vedere i segnali che fino a poco tempo fa costeggiavano il sentiero del Ponale.

Né hanno mostrato alcuni passaggi che definire "pericolosi" sarebbe un eufemismo. Il tutto per alimentare la speranza che il giovane fosse ancora vivo.

UNA TRAGICA FATALITÀ - È altamente probabile che Marco abbia intrapreso un percorso molto pericoloso, forse sulla base di alcune sue conoscenze storiche o forse per semplice curiosità.
Il sentiero del Ponale è fra i più temibili d'Italia: proprio lì nel 2014 un ciclista è caduto per 50 metri ed è stato miracolosamente salvato dal soccorso alpino, in quel caso le piante e le pareti rocciose lo hanno fermato prima di essere "inghiottito" dall'acqua. Nel 2017 lo smottamento di una parete ha causato la caduta di sassi e una bambina di 2 anni è stata gravemente ferita, la stessa sorte è capitata a una piccola turista di 8 anni pochi mesi prima.
Percorso impervio, roccia friabile, forse vento molto forte e troppa curiosità, probabilmente è finita così la vita di Marco Boni, un ragazzino talentuoso che aveva mille potenzialità e che di certo non meritava un destino simile.

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Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con master in scienze forensi e fra pochi mesi in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.