Perché Antonio Logli non è in carcere?

LA SENTENZA DI SECONDO GRADO - Antonio Logli è stato condannato in secondo grado a 20 anni per aver ucciso la moglie Roberta Ragusa nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012. La donna gestiva assieme al marito un'autoscuola a Gello, nel comune di San Giuliano Terme (PI), fu cercata in tutta Europa per mesi fino a quando l'accusa ricostruì l'omicidio.
Nelle motivazioni della sentenza di primo grado il GUP Elsa Iadaresta scrisse che «Antonio Logli è un bugiardo e ha reiteratamente e pervicacemente tentato di mistificare la realtà fornendo in più occasioni una versione degli accadimenti non corrispondente al vero e spesso smentita dagli esiti investigativi».
Secondo la ricostruzione degli inquirenti Logli fu scoperto al telefono con l'amante, ne nacque un litigio che sfociò nel delitto. L'uomo, una volta formulata l'imputazione, si è chiuso nel silenzio più assoluto.

PERCHÉ LOGLI NON È IN CARCERE? - L'ha spiegato l'avvocato e presidente della ONLUS "Penelope" Antonio La Scala durante la puntata di "Chi l'ha visto?" del 16 maggio scorso: «È un problema chiaramente tecnico. Premesso che è una scelta discrezionale del giudice, ossia del GIP durante le indagini e in questo caso della Corte d'Assise. È vero che è discrezionale, ma è altresì vero che è ancorata a determinati parametri, sono tre esigenze cautelari e ne deve sussistere almeno una: pericolo di inquinamento delle prove, e chiaramente nel caso di Logli chi deve inquinare più? Siamo nel secondo grado di giudizio, non c'è nulla da inquinare; pericolo di fuga, non lo hanno arrestato quand'era indagato e rischiava l'ergastolo, quindi ancor prima che decidesse l'abbreviato, non ha fatto nulla dopo il primo grado, non ha fatto nulla durante l'appello per poter fuggire, quindi in tutta onestà il rischio di pericolo di fuga non c'è; l'unico pericolo è la reiterazione del reato, cioè che lui possa commettere un altro omicidio, ma anche questa non dev'essere una cosa astratta, la legge dice che dev'essere un pericolo attuale e concreto che lui da libero possa commettere un reato della stessa specie».

NON TUTTI I MALI VENGONO PER NUOCERE - Il legale ha concluso: «Non tutti i mali vengono per nuocere, perché supponendo che già 2 anni fa in primo grado gli avessero dato una misura cautelare, vista l'assenza di gravi esigenze, potevano, anzi, sicuramente gli avrebbero dato gli arresti domiciliari. Questo cos'avrebbe comportato? Fino alla Cassazione Logli avrebbe scontato 2/3 anni di arresti domiciliari e quando la condanna sarebbe diventata definitiva gli sarebbero stati decurtati e avrebbe beneficiato anche di 3 anni di affidamento in prova ai servizi sociali e della liberazione anticipata. Avrebbe finito col fare 8 anni in carcere, non di più. Invece adesso se la Cassazione conferma i 20 anni, lo arrestano la notte stessa e deve scontare quasi tutta la pena, non certamente purtroppo i 20 anni per una serie di abbuoni che ci sono, ma la sconterà interamente in carcere senza aver fatto 2/3 anni ai domiciliari. Lo stesso identico discorso vale per Antonio Ciontoli».

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Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con master in scienze forensi e fra pochi mesi in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.