L'omicidio di Giulia Ballestri: Matteo Cagnoni ancora alla sbarra nel processo d'appello

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Inizierà il 25 settembre il processo d'appello nei confronti del 53enne Matteo Cagnoni, incriminato per l'omicidio della moglie Giulia Ballestri che, al tempo del delitto avvenuto il 16 settembre del 2016, aveva 39 anni. L'uomo, che è un dermatologo di fama internazionale, in primo grado è stato accusato di aver premeditato il delitto con l'aggravante della crudeltà ed è stato condannato all'ergastolo.
Le motivazioni della sentenza, redatte in 374 pagine, sono state depositate nella Cancelleria del Tribunale di Ravenna la mattina della vigilia di Natale 2018. Sostanzialmente la Corte ha accolto in toto le richieste del PM e ha argomentato la condanna del medico concentrandosi su tre passi falsi in particolare: i cuscini della "villa degli orrori" macchiati del sangue della vittima, portati dalla casa di Ravenna a quella del padre di Cagnoni a Firenze; le scarpe Timberland appena lavate e messe ad asciugare su un termosifone che avrebbero lasciato tracce sul luogo dell'omicidio e su cui sarebbe stata repertata una macchia di sangue sciacquata verosimilmente di Giulia; un frammento di legno riconducibile alla corteccia dell'arma del delitto (un bastone) trovato nella tasca di un paio di jeans presumibilmente appartenenti al dottore.
Nelle motivazioni di primo grado i giudici Corrado Schiaretti e Andrea Galanti sono stati molto chiari: «Nessuna spiegazione alternativa alla sua presenza sul teatro dell’omicidio e al momento dell'omicidio può giustificare tante tracce ematiche nella macchina di Cagnoni».
Di questo, del punto di vista criminologico e di molto altro ancora ci siamo occupati nel video che abbiamo caricato su YouTube.
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Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.