Yuka Takaoka: la “yandere” mortale che sta facendo impazzire il web

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IL TENTATO OMICIDIO - In Italia la vicenda è passata pressoché inosservata, ma fra gli utenti del web, complice la sottocultura "otaku" composta da ragazzi appassionati di manga e anime giapponesi, non si parla d'altro: il 23 maggio la 21enne Yuka Takaoka è stata arrestata dalla polizia nipponica per aver aggredito con un coltello da cucina il suo ragazzo, un barista di 20 anni che è subito stato trasportato in gravissime condizioni all'ospedale. Su questo punto le fonti sono discordanti, perché secondo alcuni media stranieri la vittima sarebbe un giovane di cui Takaoka si sarebbe innamorata e non il suo "boyfriend".
Gli agenti di polizia sono arrivati sul posto (il quinto piano di un condominio di Shinjuku, un quartiere di Tokyo) chiamati dalla stessa Yuka e si sono trovati davanti una scena agghiacciante: la ragazza li stava aspettando nell'atrio del palazzo completamente imbrattata di sangue. «Non ho chiamato l'ambulanza perché avevo intenzione di uccidermi dopo averlo guardato morire», queste sono state le sue prima parole dopo l'arrivo delle forze dell'ordine.
Sembra che la giovane fosse talmente ossessionata da quell'individuo che, interrogata dagli inquirenti, sia arrivata a dire: «Il mio piano era di ucciderlo, poi ho pensato al suicidio. Visto che l'amavo così tanto non potevo fare altro. Dopo averlo ucciso anch'io volevo morire. Ho pensato che l'avrei ucciso perché in quel modo avrei potuto rimanere con lui. Credevo che frasi come "mi piaci" e "vorrei essere con te" sarebbero diventate realtà se entrambi fossimo morti. Dopo che l'ho accoltellato mi ha detto che gli piacevo».
Durante l'arresto Takaoka è stata ripresa da una telecamera mentre sorrideva.

IL PERCHÉ DELLO SCALPORE - I fatti di sangue destano un particolare tipo di attenzione, è assodato: nell'ambito del giornalismo americano è noto il detto "if it bleeds, it leads" che, tradotto non letteralmente, significa "se c'è sangue vende" o "se c'è sangue fa notizia". Noi italiani lo sappiamo abbastanza bene se consideriamo, giusto per fare un esempio, le centinaia di lettere d'amore recapitate a Erika De Nardo dopo l'omicidio di Novi Ligure con tanto di forum dedicato, ospitato dalla piattaforma "ForumCommunity".
La vicenda di Yuka Takaoka in questo contesto ha una caratteristica aggiuntiva: è riuscita a solleticare le menti di migliaia di "otaku" che, soprattutto in internet, si sono dati a una vera e propria adorazione della ragazza. Questo perché, nella suddetta sottocultura, la figura della "yandere" (da "yanderu" -病んでる- e "deredere" -デレデレ-, ossia un misto fra "malato" e "molto innamorato"), è indiscutibilmente apprezzata sia per merito di anime come "Mirai Nikki - Future Diary" sia grazie a videogiochi come "Yandere Simulator"; peraltro sul web qualcuno ha fatto notare che il dramma assomiglia molto alla storia di un altro anime, per la precisione "Ana Satsujin".
Da alcuni siti si è elevata una vibrata protesta: «Non chiamiamola yandere», ma sulla rete si è scatenato un vero e proprio pandemonio con meme, fan art, e frasi di venerazione dedicati alla giovane ormai diventati all'ordine del giorno.
Indubbiamente si è passato il segno: un conto è la realtà, un altro è la fiction, ma in internet le reazioni sono sempre molto "brutali" e dirette, basta dare un'occhiata a Twitter quando gli hashtag #Chilhavisto e #QuartoGrado diventano trending topic rispettivamente il mercoledì e il venerdì sera, inoltre ciò che è successo non può che portare alla mente il concetto di "yandere".

COSA NE SARÀ DI YUKA? - La legislazione giapponese è molto particolare: il diritto nipponico, permeato da principi derivanti dal Confucianesimo e dal Taoismo, negli ultimi secoli ha risentito moltissimo dell'influenza tedesca e statunitense. Anche se il paese del Sol Levante è stato precursore nell'ambito della conciliazione basata sulle consuetudini, perlopiù per evitare le lungaggini degli iter legali e promuovere il senso civico fra i cittadini, è comunque uno Stato in cui si applica ancora la pena di morte. Attualmente gli USA e il Giappone sono gli unici paesi industrializzati e democratici in cui è rimasta la succitata pena capitale.
Nonostante le grandissime differenze con la nostra cultura e il nostro diritto, la ragazza potrà beneficiare di assistenza psicologica prima, durante e dopo il processo e saranno svolte delle perizie sulla sua capacità di intendere e di volere esattamente come da noi.
La giovane in caso di sopravvivenza del malcapitato verrà incriminata di tentato omicidio e potrebbe ricevere una condanna relativamente esigua: l'anno scorso un uomo tedesco è stato condannato a 6 anni di reclusione per aver accoltellato ripetutamente un giapponese a Nagasaki. L'accusa aveva chiesto 12 anni, ma la Corte, valutando la gravità delle lesioni, ha emesso una sentenza piuttosto lieve.

Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.