Processo Vannini: il giorno di Martina e Antonio Ciontoli

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Come anticipato nel nostro precedente articolo, oggi si è tornati in aula per scoprire la verità sulla morte di Marco Vannini. Sotto la lente d'ingrandimento sono finiti Martina e Antonio Ciontoli.
Ore di ansia e rabbia quest'oggi in Corte d'Assise soprattutto prima della deposizione del capofamiglia che si è scontrato a parole col cugino della vittima, i due sono stati separati dall'avvocato della difesa Andrea Miroli. Lo stesso legale al termine del diverbio ha minimizzato: «Non è successo niente».
Martina ha asserito di non aver compreso subito la gravità della situazione: non solo a sua detta non avrebbe sentito uno sparo bensì un rumore non ben definito, ma fin dalla prima telefonata al 118 (quella di suo fratello) sarebbe stata completamente all'oscuro della situzione. Incalzata dall'avvocato di parte civile Celestino Gnazi (la testata giornalistica TerzoBinario.it sostiene che la ragazza si è rifiutata di guardarlo nonostante la richiesta del legale di girarsi verso di lui) ha sostenuto di aver fatto due esami in scienze infermieristiche e di aver svolto un tirocinio di un mese in una clinica privata durante il quale non avrebbe mai visto persone ferite «ma solo anziani a letto».
Naturalmente molto più tesa è stata la deposizione di Antonio Ciontoli: «In bagno c'era Marco, ho bussato e sono entrato. Marco era nella vasca e Martina vicino al lavandino. C'era un rapporto intimo, era capitato altre volte si entrasse, non c'era imbarazzo. Martina è uscita, io stavo facendo lo stesso e Marco ha visto il marsupio dove tenevo le armi, gliene avevo regalato uno uguale. L'ha visto e mi ha chiesto di vederle. [...] La pistola non era puntata, l'avevo in mano, ho caricato e premuto convinto che fosse scarica in direzione di Marco, ha scarrellato. [...] Avrò detto "ti sparo" in un contesto goliardico, ma non ricordo».
L'uomo, che in aula ha pianto tenendo in mano un'icona sacra, sempre secondo TerzoBinario.it si è lasciato scappare una dichiarazione incredibile sulla famigerata "bugia del pettine": «Ero preoccupato per il concorso di Marco, la lesione avrebbe potuto compromettere le visite mediche. Ero preoccupato anche per il mio lavoro».

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Autore: Davide Ronca

Dottore in giurisprudenza con un master in scienze forensi e uno in scienze criminologiche. Giornalista dal 2007, è da sempre attivissimo sul web per portare un'informazione di qualità.